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Il Giro d’Italia visto dalla moto dell'osiense Luca Ciocca

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Si è da pochi giorni concluso il 107° Giro d’Italia, dominato da Tadej Pogačar. Oggi però non racconteremo le vicende di un grande campione, conosciuto in tutto il mondo, che la corsa rosa voleva a tutti costi conquistarla e lo ha fatto a mani basse.

Oggi vogliamo raccontare un “dietro le quinte bergamasco”. L’imponente organizzazione di RCS, lo sappiamo, realizza tutti gli anni quella che è conosciuta come la “carovana rosa”. Ed è davvero una carovana, costituita da un vero e proprio esercito di uomini in grado di realizzare ogni giorno un autentico miracolo organizzativo. Uno staff impressionante per mezzi e dotazioni. Potremmo raccontare dell’imponente impianto mediatico con radio, televisioni e carta stampata in piena azione sin dalle prime ore dell’alba, potremmo parlare di chi monta e smonta palchi e transenne lungo il percorso ma in questo caso abbiamo voluto guardare questa grande corsa ciclistica facendocela raccontare da Luca Ciocca, bergamasco di Osio Sotto che al lavoro di elettricista alterna la passione per le due ruote, siano essere cicli (da giovanissimo ha svolto attività agonistica proseguendo la passione trasmessagli da papà Fabio) o motori. Luca dal 2022 è entrato nel circuito del ciclismo professionistico con il ruolo di motociclista. Lo abbiamo incontrato nella sua casa di Osio Sotto e ci siamo fatti raccontare aneddoti ed emozioni vissuti a bordo della Yamaha Niken.

Luca, ci racconti come è nata questa passione? Con l’edizione del Giro 2024 a quante corse a tappe hai partecipato fino ad oggi?

L. Questa attività nasce dall'unione di due passioni che coltivo da tempo, ovvero il ciclismo e la moto ed entrambe ho avuto la fortuna di farle diventare il mio secondo lavoro. Tutto questo non ha prezzo, fare ciò che piace nell'ambiente in cui vuoi stare. Ad oggi ho partecipato a due Giri d'Italia ed altre corse come Milano-Sanremo e Classiche di fine stagione come “Gran Piemonte” e “Giro di Lombardia”.

La complessità di una organizzazione come quella richiesta al Giro prevede una sincronia senza eguali. Ci racconti brevemente qual era il tuo compito e come è pianificata la giornata della tappa?

L. La sveglia per noi motociclisti squilla più o meno alle 7 di ogni mattina. Ci si prepara, si chiude la valigia, la si carica sul nostro furgone (grazie al nostro “valigiaio” la ritroviamo nell'hotel successivo alla sera). Dopo questa routine si salta in moto e ci si dirige alla partenza di tappa dove inizia il nostro duro lavoro. Ognuno si mette nella propria posizione, ci sono gli addetti ai bus team, gli addetti ai mezzi che anticipano la gara e che procedono con la gara e molti altri ruoli. Il mio compito in questo Giro d'Italia era, insieme ad altri miei colleghi, di posizionare alla perfezione e senza intoppi tutto ciò che riguarda i veicoli del retro-gruppo, ovvero incolonnarsi in un certo ordine in modo tale che, quando tutto il convoglio inizia a muovere ognuno sia al suo posto. Dopodiché arriva l'orario della partenza e i compiti cambiano. C'è chi porta i giudici, ci sono i moto-regolatori, moto lavagna e infine gli ispettori. Io faccio parte di quest'ultimo gruppo e ci occupiamo soprattutto della sicurezza dei corridori ma anche di tutto il convoglio. Precediamo il gruppo di qualche chilometro per verificare con la massima attenzione ogni ostacolo. Nulla deve sfuggire, marciapiedi, tombini, spartitraffico, rotatorie, vie traverse e soprattutto veicoli esterni affinché non si immettano nella corsa. Insomma, tutto ciò che è pericoloso va segnalato. Poi si arriva al traguardo, ci si raggruppa per il rifornimento e ci si dirige in hotel.

Guidare con qualsiasi condizione atmosferica e con le strade spesso piene di tifosi mette a dura prova anche il miglior motociclista. Hai fatto un corso specifico per affrontare queste difficoltà?

L. È scontato dire che a tutti piace guidare con l'asciutto e il sole ma si sa che in 21 giorni e visitando varie regioni puoi trovare qualsiasi condizione meteo. Quello che è certo è che in ogni caso il nostro lavoro lo svolgiamo sempre con massima attenzione e massimo impegno ma ammetto che, quando piove, l'adrenalina sole un po’ di più. Adrenalina che aumenta quando si devono attraversare le ali di folla a bordo strada, per non parlare delle migliaia di persone che trovi nelle salite. Confesso che in quei momenti mi viene la pelle d’oca per l’emozione, grazie alla carica che ti trasmette il pubblico. In quei momenti devi però avere due occhi in più per non rischiare di far male alle persone. Per prendere il “patentino scorta tecnica” bisogna svolgere un esame e frequentare qualche ora di corso con la Polizia di Stato. Poi logicamente bisogna fare esperienza ed anche io ho iniziato con le gare delle categorie minori (esordienti, allievi, juniores).

Un aneddoto simpatico?

L. L’aneddoto più simpatico l’ho vissuto durante la sedicesima tappa quando ci siamo goduti una bella nevicata mentre eravamo in sella le nostre moto

Hai potuto incontrare da vicino Pogačar, anche fuori dal contesto agonistico. Che impressione ti ha fatto?

L. Vederlo dal vivo è ancora più impressionante a livello sportivo: sembra che non faccia mai fatica ed è sempre super rilassato, mentre a livello umano è un ragazzo semplicissimo, educato, simpatico, e super disponibile a soddisfare tutte le richieste dei suoi tifosi. L’ abbiamo incontrato in aereo durante il trasferimento a Roma insieme a tutto il gruppo e devo dire che è stata un'ora di risate. La ciliegina sulla torta, a ringraziamento del lavoro svolto da noi motociclisti durante tutto il giro, è stata però la foto con il vincitore e il suo trofeo.